IN AZIENDA

Trovare un luogo in cui poterlo essere davvero

Esperienze formative per chi vive e costruisce il futuro

Le organizzazioni raramente si fermano perché non sanno dove andare. Più spesso si inceppano nello spazio che separa ciò che dichiarano da ciò che le persone vivono.

Tra quello che pensiamo e quello che abbiamo il coraggio di dire. Tra persone che lavorano insieme senza incontrarsi davvero. Tra generazioni che condividono lo stesso luogo, ma non sempre lo stesso mondo. Le esperienze che propongo nascono dentro queste distanze.

Non per aggiungere nuove formule a quelle che già conosciamo, ma per rendere visibile ciò che normalmente resta fuori dalle riunioni, dagli organigrammi e dalle strategie.

Perché a volte un’organizzazione non ha bisogno di imparare qualcosa di nuovo. Ha bisogno di vedere ciò che sta già accadendo.

LA PORTA DI CASA

Il podcast del martedì. Aziende, scuole, università, sport: che cosa fanno i luoghi alla nostra possibilità di appartenere?

Appartenere

Quando essere parte non basta

Human Belonging Theory™ in scena. Un format di storytelling e alta formazione.

E se avessimo confuso per anni l’essere dentro con l’appartenere?

Otto storie, una domanda che riguarda tutti noi. Sul palco la parola incontra la musica: le storie danno forma alle domande, il piano e la voce danno loro profondità.

Non è una lezione tradizionale. Non è uno spettacolo musicale. È un’esperienza che lascia domande, prospettive e strumenti concreti per costruire organizzazioni più umane.

In scena

Giustiniano La Vecchia · Storyteller, autore e saggista, ideatore della Human Belonging Theory™
Studioso e ricercatore, da 35 anni si occupa di capitale umano tra organizzazioni, consulenza e ricerca. Autore di otto libri tra romanzi e saggi, porta le storie dentro le dinamiche reali della leadership e della cultura organizzativa.

Mario Rosini · Piano e voce
Secondo classificato al Festival di Sanremo 2004, docente di canto jazz al Conservatorio di Matera, nella sua carriera ha suonato con grandi artisti come Pino Daniele, Mia Martini, Anna Oxa, Grazia Di Michele, Rossana Casale, Tosca, Irene Grandi, Alex Britti, Simona Bencini, Gino Vannelli e Tino Martin. In scena dà profondità emotiva alle idee.

Gianni Gaude · Voce narrante
Doppiatore e direttore del doppiaggio, tra le voci più riconoscibili del panorama italiano. Ha prestato la voce, tra gli altri, a Robert Duvall, Ray Liotta, Harvey Keitel, Mads Mikkelsen, Christopher Plummer, James Earl Jones e Michel Piccoli. In scena dà voce e forma alle otto storie del format.

Esperienze Poiesis

Creiamo organizzazioni capaci di controllare quasi tutto. Ma non possiamo controllare ciò che ancora non esiste.

Le idee nuove hanno bisogno di spazio, le persone di autonomia, le differenze di incontrarsi senza essere necessariamente cancellate e le generazioni di contaminarsi senza che una debba sempre insegnare all’altra.

Ma soprattutto le persone hanno bisogno di luoghi in cui poter parlare senza difendersi, sbagliare senza nascondersi, mettere in discussione ciò che esiste e contribuire a ciò che ancora non c’è.

È nell’energia che nasce da questo incontro, nelle idee generate dall’attrito, nella fiducia che rende possibile rischiare e nel senso di appartenenza che trasforma la presenza in partecipazione, che un’organizzazione può diventare qualcosa di più della somma delle persone che la compongono.

RESTITUTIVE LEADERSHIP

Disimparare la leadership per tornare a meritare di essere seguiti.

Il problema della leadership contemporanea non è la mancanza di strumenti. È la distanza che può esistere tra ciò che dichiariamo e ciò che facciamo sentire agli altri.

Abbiamo costruito intere generazioni di leader insegnando loro a guidare gli altri. A decidere, motivare, delegare, comunicare, raggiungere risultati. Abbiamo perfezionato gli strumenti della leadership molto più di quanto ci siamo interrogati sulla persona che li utilizza.

E forse è proprio qui che qualcosa non torna.

Perché si può conoscere perfettamente una tecnica di feedback e non saper ascoltare. Si può parlare di empowerment continuando ad avere bisogno di controllo. Si può chiedere autonomia e punire il primo errore. Si può dichiarare che le persone sono al centro e farle sentire ogni giorno ai margini.

Il problema della leadership contemporanea non è la mancanza di strumenti. È la distanza che può esistere tra ciò che dichiariamo e ciò che facciamo sentire agli altri.

Ispiratori e Ispiratrici del Nuovo Millennio nasce dentro questa distanza. Non è un percorso che aggiunge nuove tecniche alla cassetta degli attrezzi del leader. Fa qualcosa di più scomodo: invita a posarla.

Perché prima di chiederci come guidare qualcuno, dovremmo forse domandarci che cosa accade alle persone quando siamo noi a guidarle.

Diventano più libere o più dipendenti? Più capaci di pensare o più attente a compiacerci? Hanno il coraggio di contraddirci? Riescono a portare idee che non avevamo previsto? Possono sbagliare senza dover proteggere la propria reputazione? E soprattutto: quando non siamo nella stanza, continuano ad avere bisogno di noi?

È qui che intelligenza emotiva e sociale, visione, ascolto e preoccupazione empatica smettono di essere competenze da aggiungere al profilo del leader e diventano un modo diverso di esercitare la propria presenza.

Durante l’esperienza, i partecipanti non lavorano soltanto su ciò che fanno come leader, ma sull’effetto che producono: sulle dinamiche che generano, sugli spazi che aprono o chiudono, sulle dipendenze che inconsapevolmente costruiscono e sulla quantità di umanità che le persone sentono di poter portare nella relazione con loro.

Perché forse la leadership più evoluta non si misura dal numero di persone che ci seguono.

Si misura dal numero di persone che, dopo averci incontrato, hanno meno bisogno di seguirci.

Ispiratori e Ispiratrici del Nuovo Millennio non è un percorso per imparare a essere leader.

È uno spazio per mettere in discussione il modo in cui abbiamo imparato a esserlo.

HUMAN BELONGING LAB™

Abbiamo trascorso anni a parlare di differenze generazionali come se fossero un problema da gestire. Forse sono una delle risorse che non abbiamo ancora imparato a utilizzare.

Da una parte c’è l’esperienza di chi ha già attraversato trasformazioni, errori e decisioni. Dall’altra c’è l’energia di chi arriva con domande nuove, idee non ancora addomesticate e un rapporto diverso con il futuro.

Il problema non è scegliere tra le due. È capire cosa può accadere quando smettono di procedere su binari separati.

Human Belonging Lab™ è una giornata di laboratorio creativo costruita per rendere possibile questo incontro. Non per insegnare alle generazioni a comprendersi, ma per metterle nelle condizioni di creare insieme: contaminare idee, mettere in discussione ciò che diamo per scontato e trasformare differenze, esperienza ed energia in intelligenza collettiva.

Perché un’organizzazione non diventa più forte quando tutti pensano allo stesso modo.

Diventa più intelligente quando persone diverse sentono di avere un posto nella costruzione di ciò che verrà.

HUMAN SIGNALS

Leggere ciò che accade prima che diventi comportamento.

Ci piace immaginare le organizzazioni come luoghi razionali. Strategie, processi, obiettivi, indicatori, decisioni. Eppure, prima ancora che una decisione venga presa, qualcosa è già accaduto.

Qualcuno si è sentito ascoltato oppure ignorato. Qualcuno ha avuto paura di parlare. Qualcuno ha percepito fiducia. Qualcun altro ha capito che era meglio tacere. Una riunione può sembrare perfettamente razionale mentre, sotto la superficie, stanno già decidendo la paura, il bisogno di riconoscimento, la frustrazione, l’orgoglio o il desiderio di appartenenza.

Le emozioni non interrompono il lavoro. Sono già dentro il lavoro.

Influenzano ciò che vediamo, ciò che diciamo, le alternative che riusciamo a immaginare, il rischio che siamo disposti ad assumere e persino il talento che scegliamo di mostrare o nascondere.

Human Signals nasce per questo. Non per insegnare a “controllare le emozioni”, né per diventare semplicemente più bravi a gestire le persone, ma per imparare a riconoscere ciò che accade prima del comportamento: quello spazio quasi invisibile in cui emozione, percezione e pensiero iniziano a determinare ciò che succederà dopo.

L’esperienza parte da una domanda apparentemente semplice:

chi sta prendendo davvero le decisioni nelle nostre organizzazioni?

La parte più lucida di noi o quella che sta cercando di difendersi, essere riconosciuta, evitare un conflitto, trovare il proprio spazio, sentirsi parte?

Attraverso situazioni reali, decisioni, relazioni e dinamiche organizzative, Human Signals porta l’intelligenza emotiva e sociale fuori dalla teoria e dentro i luoghi in cui produce conseguenze concrete. Sviluppa la capacità di leggere i segnali prima che diventino silenzi, conflitti, disimpegno, decisioni sbagliate o talento inespresso.

Perché molte organizzazioni cercano di cambiare ciò che le persone fanno, senza interrogarsi mai su ciò che le persone stanno vivendo mentre lo fanno.

Human Signals comincia esattamente da lì.

per informazioni: eventi@giustinianolavecchia.com